L'affermazione del populismo è figlia della perdita di credibilità della classe dirigente e di uno stato sociale che non è in grado di proteggere ampi strati della popolazione dai cambiamenti indotti dalla globalizzazione e dal progresso tecnologico. Occorre dare risposte innovative, eliminando i trattamenti di favore di chi ha posizioni di potere e rendendo la protezione sociale più efficiente nel raggiungere chi ha davvero bisogno d'aiuto. La democrazia diretta invocata dai populisti rischia di sfociare nella dittatura della maggioranza. Il peggiore nemico del populismo sono i corpi intermedi della cosiddetta società civile: associazioni, partiti, sindacati, autorità indipendenti, amministrazioni pubbliche. La lucida analisi di una questione essenziale per il futuro del nostro mondo, e una proposta concreta sul tema dell'immigrazione.
«Quella tappa era un girone infernale, una battaglia d'altri tempi. L'acqua mi colava giù per la schiena e i calzoncini, il fango mi schizzava in faccia; a un certo punto mi convinsi che saremmo andati avanti così per sempre, come anime dannate.» La storia di Vincenzo Nibali è quella di un ragazzino di Sicilia innamorato, sin dagli anni verdi, delle corse in bicicletta. Dalla prima superleggera costruita insieme al padre, alla mountain bike ricevuta in regalo a quattordici anni – per la quale rinuncia a cuor leggero allo scooter –, le stagioni della sua formazione sono scandite dal ritmo lieto e frenetico delle pedalate: quelle in grado di condurlo, insieme agli amici, a esplorare le contrade della propria meravigliosa isola, e quelle, seguite in televisione, dell'idolo Pantani. Dopo le prime vittorie nelle competizioni locali, l'adolescente Vincenzo si trova a un bivio: restare a casa, vicino ai propri affetti, o emigrare in Toscana per affinare il proprio talento? La sua scelta, dettata dal coraggio e dal desiderio di indipendenza, non può che essere quella di trasferirsi, armi e bagagli, nella regione che considera «la mamma del ciclismo». Inizia così la sua avventura più grande: dimostrarsi capace di trovare un posto nel mondo grazie alla capacità di sacrificio e all'istinto che lo guida ad attaccare senza risparmio in ogni corsa. Vince tanto, arrivando a laurearsi campione d'Italia fra gli juniores, per poi conoscere l'onore delle convocazioni in Azzurro e meritare il salto fra i professionisti. Storie d'amore e d'amicizia, rivalità e collaborazioni, scandiscono la sua esistenza, legate in maniera inestricabile alla missione che si è scelto: provare a vincere le più grandi corse a tappe del mondo. Eccolo allora a caccia del successo sulle strade d'Italia, Francia e Spagna, fra delusioni cocenti, conferme clamorose e prove d'orgoglio dal sapore epico: con la vittoria nella Vuelta nel 2010, del Giro nel 2013 e, da ultimo, del Tour disputato nel 2014, il ragazzo di Sicilia si guadagnerà l'ingresso nell'esclusivo «club della tripla corona», dimostrerà al mondo che non esistono sogni impossibili e, allo stesso tempo, si renderà conto che il viaggio intrapreso l'ha trasformato in uomo.
Mi chiamo Sara, vuol dire principessa
Sara arriva a Milano nell’autunno del 1983. È sola. È bella. Ha quindici anni. Vuole essere presa sotto la protezione di Antonio, un deejay bravo a lanciare attori e musicisti di nessun talento. Viene scelta, proprio lei, per dare corpo all’ultima idea di lui: “la rosa di vetro”, una principessa bianca che canta musica elettronica. Così Sara diventa Roxana, una stella del videoclip, con la voce di un’altra al posto della sua. E poi diventa la donna di Antonio, il segreto più prezioso di un uomo adulto. Lui la chiama bimba, animale, anima gemella. Lei impara a muoversi in un mondo fatto di residence, discoteche, studi televisivi e massacranti tournée estive, dove il denaro viene accumulato e bruciato con la stessa facilità, e il trucco è sempre “guardare più lontano”. Ma nel frattempo sta crescendo un’altra Sara, una ragazzina curiosa e selvatica, che non vuole dipendere da nessuno. Un’artista. E quando le due metà di Sara entrano in conflitto, solo la più forte è destinata a sopravvivere. Con un ritmo trascinante e una voce potentissima, Violetta Bellocchio ci regala una protagonista senza precedenti nella narrativa italiana, per un romanzo che accompagna il lettore in un lungo viaggio alla scoperta della verità su se stesso.
State per leggere undici storie d’amore molto diverse tra loro. Al centro di queste storie trovate le città, le case, gli oggetti, le persone, le famiglie, il lavoro, le immagini, gli uomini e le donne: i legami che durano per tutta la vita e quelli che segnano un momento di passaggio; le scelte accurate, le decisioni impulsive e le conseguenze di entrambe. Questa antologia nasce dal mio desiderio di leggere racconti inediti di dieci scrittrici italiane. A tutte loro ho fatto la stessa domanda: raccontami quello che hai amato. Le autrici erano libere di muoversi in qualsiasi direzione, bastava che la storia fosse vera. Per molte di loro – autrici di romanzi, saggi, reportage – dire “io” era una novità quasi assoluta. Attraverso i loro racconti ho sentito che stavo cominciando a conoscerle. Per cominciare a conoscere qualcuno, devo vedere cosa gli provoca una reazione forte. Il modo più semplice è fare una domanda. Che cosa ami? Scelgo questa domanda perché non ho idea di quale risposta sto per ricevere. L’amore, in concreto, prende forme strane e specifiche, e l’amore come concetto si può intendere in migliaia di modi. Che cosa ti piace? Che cosa ti muove? A cosa scegli di dare importanza? Che cosa ti spinge a cambiare, o a stabilire una tregua con una parte di te? Se esiste un collegamento tra queste scrittrici italiane, è il forte senso dell’identità individuale: la maniera in cui sta sempre cambiando, unita alla consapevolezza che alcune parti di noi, nel bene e nel male, sono destinate a farci compagnia per molto tempo.
Opere complete: Il vecchio con gli stivali e I racconti
"Il vecchio con gli stivali" è stato giudicato il più riuscito pamphlet di colore politico che il fascismo abbia ispirato; e in questa chiave è stato trasposto sullo schermo in un film di Luigi Zampa ("Anni difficili"), alla cui sceneggiatura collaborò lo stesso Brancati.
La ispirazione fondamentale è di satira politica; ed è la difesa dell'italiano qualunque contro le sopraffazioni e le retoriche della dittatura, alleata e complice naturale (si vedano i "consigli" che Aldo Piscitello riceve in famiglia!) di tutte le meschinità, le ipocrisie e le menzogne che allignano nei cuori umani.
Italiano qualunque ma non qualunquista; ché, anzi, proprio in una simile distinzione il racconto trova la sua risentita moralità. [...]
Gli altri racconti che gli fanno corona arricchiscono il quadro nel senso del chiaroscuro: tipi e storie di disadattati, di vittime, in qualche modo, di un loro infelice amore per la vita.
Sta a sé la Singolare avventura di Francesco Maria, uno dei più freschi e spassosi racconti antidannunziani che si possono leggere; e il suo pregio consiste nella lievità di mano con cui l'autore (tranne forse che nell'ultima battuta) conduce la sua irriverente dissacrazione etnico-linguistica.
Si vorrebbe arrivare a dire che anche qui cristianamente lo scrittore condanna il peccato e ha simpatia per il peccatore, ha rispetto per l'umanità dei suoi personaggi anche nel pieno infuriare della caricatura. [...]
Ultimo romanzo di Vitaliano Brancati,rimasto incompiuto e pubblicatopostumo, Paolo il caldo ha comeprotagonista un giovane siciliano,Paolo Castorini, soggiogato da unasensualità incontrollabile che cerca disfogare prima nell'isola natale, poi aRoma. Le sue avventure, ora tragicheora grottesche, costituiscono una verae propria discesa agli inferi. Paolo,tormentato da quella che sempre piùsi rivela come una diabolica malattia,diviene schiavo di una pulsione eroticatalmente prepotente da sconfinarenel mostruoso e nel demoniaco,mentre in lui si insinua l'esperienzadella corruzione e della vecchiaia.Paolo il caldo è il ritratto in negativo,di straordinaria forza allucinatoria, del"maschio" meridionale, l'ultimo atto diun'epopea in cui, come ha scritto GenoPampaloni, "la sensualità si fa lussuria,fosca e murata prigione, bramosiadell'impossibile, addio all'innocenzae alla ragione".
La sanguinosa storia del clan dei Marsigliesi
Hanno portato il crimine organizzato a Roma
Hanno battezzato la Banda della Magliana
Sono il clan dei Marsigliesi
Otto anni, veloce e astuto come una volpe, Brando si fa strada tra gli orrori di un drammatico dopoguerra. Cresciuto ai margini di una società in piena trasformazione, diplomato in violenza e ferocia, il giovane Brando viene assoldato dalle diverse organizzazioni fuorilegge che si occupano di contrabbando e sequestri. Al suo sbarco a Marsiglia è già un professionista del crimine: smercia eroina, gestisce traffici illeciti internazionali e passa da un delitto all’altro con cinismo e crudeltà. Ma viene catturato dalla polizia francese e rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Melun dove conosce i capi della più spietata banda criminale del secondo dopoguerra, il clan dei Marsigliesi. Grazie alle connivenze con i servizi segreti italiani, Brando e i capi del clan vengono fatti evadere con l’obiettivo di destabilizzare la sicurezza sociale del Paese. Dal quel momento non ci sarà più pace: rapine cruente, bombe, rapimenti eccellenti, attentati, azioni terroristiche spettacolari sono all’ordine del giorno. Milano, Roma, Nizza, Marsiglia sono le piazze del terrore. Sfruttamento della prostituzione, bische clandestine, traffico di droga: le casse nelle quali affondare mani sporche di sangue. L’orrore e il panico della violenza senza misura terrorizzano le strade delle città. Brando è ormai completamente corrotto, il braccio armato di un occulto potere eversivo. Il bambino cresciuto nella violenza è diventato un uomo sfinito dall’odio. Ma forse anche per lui, tra gli orrori dei giorni segnati dal sangue, esiste una speranza di riscatto.
La cruda testimonianza di una stagione di massacri e omicidi eccellenti. Cronache di impunità e politiche stragiste. La storia del nostro paese è scritta con il sangue.
Hanno scritto di The Father di Vito Bruschini:
«The Father, il primo romanzo di Vito Bruschini, dimostra come la capacità di saper riprodurre la ricca ambiguità che accompagna la vita, sia il modo vincente di raccontare una storia.»
la Repubblica
«No, non c’è da rimpiangere Mario Puzo. Perché The Father. Il padrino dei padrini di Vito Bruschini è un thriller dal respiro epico e dal forte impatto narrativo.»
Il Messaggero
Vito Bruschini
Giornalista professionista, dirige l’agenzia stampa per gli italiani nel mondo «Globalpress Italia». Con Giorgio Bocca ha scritto il documentario televisivo Storia degli Italiani – Dall’Unità al Terrorismo; per il teatro è autore di Sotto un cielo di bombe, una rievocazione del primo bombardamento di Roma. Con la Newton Compton ha pubblicato The Father. Il padrino dei padrini; Vallanzasca. Il romanzo non autorizzato del nemico pubblico numero uno, La strage. Il romanzo di Piazza Fontana e Educazione criminale. La sanguinosa storia del clan dei Marsigliesi, riscuotendo un notevole successo di critica e pubblico. I suoi romanzi sono stati pubblicati in otto Paesi.